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AIS Parma racconta Montefalco con Maurizio Dante Filippi
la lingua del Sagrantino
Roberto Baruffini liano, ma custodisce due DOCG, tredici DOC fenoli. Da qui nasce il tannino del Sagrantino,
e sei IGT. Montefalco ne rappresenta il cuore: non semplice potenza, ma trama, profondità,
colline nate dagli antichi sedimenti del lago capacità di attraversare il tempo.
Tiberino, dove argille, sabbie e componenti La teoria, però, nel vino non basta mai. Ogni
Ci sono vini che chiedono di essere descritti. minerali hanno costruito un ambiente irri- racconto cerca conferma nel bicchiere. Si
Altri reclamano di essere compresi. Il Sagran- petibile. Al Sagrantino sono dedicati appena parte con Terre di San Felice – Castel Ritaldi
tino di Montefalco appartiene senza esita- 390 ettari, dai quali nasce meno di un milio- Sagrantino DOCG 2020. Piccola azienda, in-
zione alla seconda schiera. Non è casuale che ne di bottiglie. Numeri minuscoli per un vino terpretazione misurata. Il tannino non ag-
Maurizio Dante Filippi abbia scelto di intro- che ha scelto di non allontanarsi troppo dalla gredisce: prende possesso del palato con
durlo partendo da Alberto Burri, figlio della propria terra; come se questo vitigno sapes- naturale autorevolezza. La materia è fitta
stessa Umbria nella quale la terra sembra se che lontano da Montefalco perderebbe ma composta; la forza non ha bisogno di
parlare attraverso la propria materia. Le ope- parte della propria identità. esibizione. Un esordio che ricorda come il
re di Burri non raccontano: mostrano. Cretti, Per secoli il Sagrantino fu quasi esclusiva- Sagrantino sappia essere severo senza per-
combustioni, sacchi, ferite. Superfici che cu- mente passito, vino delle ricorrenze familiari dere misura. Segue Lungarotti – Montefalco
stodiscono memoria. Così il Sagrantino: vino e religiose. La svolta arrivò negli anni Set- Sagrantino DOCG 2020: giovane nell’anima
di sostanza prima ancora che di profumi; di tanta grazie alla lungimiranza di produttori più che nell’età. Il frutto corre spedito, ac-
struttura più che di seduzione. Un rosso che come Ludovico Mazzoni, Alvaro Badini, Mil- compagnato da una speziatura dolce e da
non cerca consenso immediato, ma preten- ziade Antano. A consolidare quella rinascita un’intensità olfattiva nitida. Dimostra che
de tempo e ascolto. contribuì in modo decisivo Marco Caprai anche il Sagrantino sa parlare con sorpren-
Da questa suggestione prende avvio, da- che, a partire dalla fine degli anni Ottanta, dente naturalezza. Colle Ciocco – Montefalco
vanti a una sala di appassionati, la serata promosse con l’Università degli Studi di Mi- Sagrantino DOCG 2020 si concede lentamen-
organizzata da AIS Parma. Filippi, con la cul- lano un pionieristico programma di ricerca te. Emergono leggere note affumicate, quasi
tura e l’eleganza che lo contraddistinguono, sulla selezione clonale e sulla viticoltura del minerali; poi il frutto prende il centro della
conduce il pubblico oltre la degustazione, Sagrantino, aprendo la strada alla definitiva scena. Mora, ciliegia ed erbe aromatiche ac-
dentro un paesaggio, una storia, una civiltà affermazione del vitigno. Il resto appartiene compagnano un finale lungo, di rara profon-
del vino. L’Umbria del Sagrantino è una terra alla natura: grappoli piccoli, maturazione tar- dità. Tenuta Castelbuono – Carapace, Monte-
raccolta. Produce appena l’1,8% del vino ita- diva e bucce eccezionalmente ricche di poli- falco Sagrantino DOCG 2021 è un’esplosione
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