Il Festival della Malvasia festeggia la Cosèta d’Or
Si terrà il 16 e il17 maggio 2026 la XXX edizione della Cosèta d’Or
di Marco Furmenti
Gastronomo Professionista
Trent’anni è un anniversario importante in tutti i campi, ma quando si parla di un evento che coinvolge il territorio e la sua gente e li richiama a festeggiare l’importanza di un prodotto locale, lo è ancora di più. Trent’anni di racconti, trent’anni di personaggi, trent’anni di vini e vitigni, trent’anni di Festival della Malvasia di Sala Baganza.
Aldo Stocchi, Presidente della Pro Loco di Sala Baganza, volto storico del Festival, cosa si prova nel raggiungere questo traguardo importante?
Sono sinceramente emozionato, mi tornano in mente i primi passi questa avventura e soprattutto i volti degli amici della Pro Loco con i quali abbiamo pensato di realizzare “La festa della Malvasia – Premio Cosèta d’Or”. Ricordo il Presidente della Pro Loco di quegli anni, Piero Amighetti, poi Gino Longhi, Augusto Farinotti e Maria Grazia Gombi. Persone con le quali, ai tempi, pensammo fosse più che necessario valorizzare un prodotto come la “Malvasia di Candia Aromatica”: non solo simbolo del territorio salese, ma di tutta la fascia pedecollinare parmense con una grande storia da raccontare.
Non eravamo soli. Camminavano al nostro fianco grandi nomi della viticoltura locale come Jader Boschi, Isidoro Lamoretti, Sergio Calzetti, allora membri del Consorzio per la Tutela dei Vini dei Colli di Parma, che con slancio e intraprendenza hanno condiviso la nostra proposta così come l’Amministrazione Comunale di Sala Baganza.
Non posso inoltre dimenticare la figura di Piero Miodini che per venticinque anni ha realizzato scrupolosamente, ricercando legni pregiati, le “Cosète” che sono andate in premio alle migliori Malvasie d’annata.
Eravamo tutti convinti che l’idea di un evento di questo tipo potesse essere una buona iniziativa e una buona opportunità per il territorio, ma che potesse raggiungere una simile importanza e un traguardo così lontano nel tempo lo speravamo solamente. Forse il “segreto” di questa longevità ritengo possa essere stato il mettere a confronto, in una sana competizione, le malvasie DOC di tutti i produttori aderenti al Consorzio.
Oggi, purtroppo, gli amici della Pro Loco sopracitati sono andati avanti. Mi piange il cuore essere rimasto l’ultimo di questo elenco ma, contento di condividere con tutti i nuovi Soci della Pro Loco salese, le gioie di questo traguardo: gli stessi che in questi anni hanno dedicato tanto lavoro per portare la “nostra“ Malvasia ad essere un protagonista dei prodotti della Food Valley.
Cosa rappresenta il Festival per Sala Baganza e per questo territorio?
Sicuramente il Festival, divenuto tale nel 2010 con il Sindaco Cristina Merusi, è un evento che dà lustro e visibilità a Sala Baganza che in questi anni ha visto investimenti monetari e di tempo veramente importanti sia da parte dell’Amministrazione Comunale sia da parte della Pro Loco e delle altre Associazioni del Volontariato che hanno collaborato.
Ricordo nitidamente le parole di Jader Boschi, il quale sosteneva che Maiatico di Sala Baganza fosse la culla della Malvasia. Non potevamo non investire in questa direzione.
Guardando il Festival trent’anni dopo, ritengo che la manifestazione sia stata un mezzo fondamentale per costruire una nuova immagine della città e del territorio che ha intensificato l’interesse turistico. Sono più che certo che l’iniziativa abbia prodotto numerosi benefit per questa zona ma anche per tutti i comuni della fascia pedecollinare in cui si produce la Malvasia.
Trent’anni sono solo il primo passo per un evento che si prospetta possa andare ben oltre questo anniversario. Come potrà il Festival seguire il naturale evolversi del rapporto tra le persone e il vino? Siete pronti alle sfide del futuro?
In trent’anni ho visto importanti cambiamenti, in positivo, nel settore vitivinicolo parmense e mi permetto di dire che il premio Cosèta d’Or ne sia stato un importante protagonista.
Auspico che il Festival abbia lunga vita e ciò sarà possibile, a mio modesto parere, se:
- i produttori si renderanno conto, sempre di più, di avere un prodotto unico e pregiato e come tale debba essere trattato; un prodotto versatile che si esprime perfettamente in tutte le sue versioni: frizzante, ferma, dolce, secca, spumante, passita ma che non dovrà mai perdere la propria tipicità;
- i ristoratori sapranno ancor meglio proporre la Malvasia, in abbinamento ai prodotti e piatti tipici parmensi, senza il timore del confronto con altri vini locali e non;
- i Sommelier, i Gastronomi i Barman sapranno descrivere e raccontare, con particolare attenzione ai giovani, questo prodotto della nostra terra;
- gli Enti pubblici crederanno ed investiranno sempre di più in questa eccellenza del territorio;
- sulle bottiglie sarà evidenziato che la nostra è: la Malvasia Aromatica di Candia, da non confondere con le altre Malvasie italiane.
La Pro Loco, anche dopo di me, sicuramente porterà avanti questa iniziativa, magari in modo diverso, ma la proseguirà perché: valorizzare e fare conoscere le nostre tipicità, la nostra storia e i nostri costumi è la base fondamentale del nostro Statuto. Lo stesso che è uguale per tutte le oltre 6350 Pro Loco UNPLI d’Italia che si adoperano per raggiungere le nostre stesse finalità.
Quali novità ci attendono per questa nuova edizione?
Più che novità direi una maggiore attenzione agli eventi sia a quelli riguardanti direttamente la Malvasia che quelli collaterali che riempiranno il denso programma del Festival. Tuttavia uno sguardo particolare sarà rivolto ai giovani che devono comprendere che la Malvasia è giovane e va al passo con loro.
La Malvasia è un vino che racchiude storia, cultura, carattere, proiezione verso il futuro. La sua versatilità nel presentarsi sotto diverse forme ne ha già tracciato un percorso che si prospetta ricco e fruttuoso nel mondo dell’enologia anche al di fuori dei confini territoriali.
Ma non sarà mai da sola… Questo grande vino, per noi protagonista, è solo uno dei prodotti di un paniere ben più grande. L’universo enogastronomico della Provincia di Parma può contare su eccellenze non meno importanti, in grado di creare progettualità condivise di sviluppo dell’intero patrimonio alimentare e territoriale. Per approfondire i valori della Malvasia nel suo contesto economico e di valorizzazione, abbiamo raccolto le testimonianze dei protagonisti del settore. Lasciamo la parola ai presidenti del Consorzio dei Vini dei Colli di Parma, del Consorzio Parmigiano Reggiano e del Consorzio del Prosciutto di Parma.
La prima domanda è per Tommaso Moroni Zucchi, Presidente del Consorzio dei Vini dei Colli di Parma.
I tempi cambiano, i mercati evolvono e con essi anche le modalità di consumo. Il vino è sicuramente uno di quei prodotti che risente maggiormente di questi mutamenti. Festeggiando i trent’anni del Festival della Malvasia la domanda risulta quasi ovvia… quali sono le prospettive del prodotto vino nel futuro? Il settore si aprirà a nuovi scenari? E quale sarà il suo peso nel processo di promozione territoriale?
Il vino, più di molti altri prodotti, riflette i cambiamenti culturali, sociali ed economici del nostro tempo. Negli ultimi anni si è assistito a una trasformazione significativa nei modelli di consumo: maggiore attenzione alla qualità rispetto alla quantità, sensibilità verso la sostenibilità ambientale e crescente curiosità verso produzioni autentiche e identitarie. In questo contesto, il vino del futuro sarà sempre più legato al territorio, alla sua storia e alla capacità di raccontarla in modo credibile. Il settore, pur affrontando sfide importanti – dal cambiamento climatico alla competizione globale – si aprirà a nuovi scenari, puntando su innovazione, digitalizzazione e nuovi linguaggi. In questa direzione si inserisce il lavoro del Consorzio Vini di Parma, impegnato non solo nella tutela e promozione della qualità, ma anche nello sviluppo di progetti capaci di rinnovare il racconto del vino. Tra questi, “Malvamici” rappresenta un esempio concreto: un’iniziativa che mette in rete produttori, ristoratori, istituzioni e comunicatori per valorizzare la Malvasia come espressione contemporanea del territorio, creando nuove connessioni tra vino, cucina e cultura. Il vino continuerà quindi a svolgere un ruolo strategico nella promozione territoriale, diventando ambasciatore di identità, paesaggio e saper fare. Eventi come il Festival della Malvasia e progetti condivisi come Malvamici dimostrano come sia possibile coniugare tradizione e visione, rafforzando il legame tra prodotto e comunità e costruendo un modello di sviluppo sempre più integrato e competitivo, offrendo al contempo uno sguardo al futuro in cui anche i giovani consumatori giocano un ruolo sempre più attivo e consapevole.
Abbiamo poi rivolto la domanda seguente a Nicola Bertinelli, Presidente del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano e ad Alessandro Utini, Presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma.
Nessuno lo ha mai codificato per iscritto, ma quando parliamo di vino, per associazione di idee, si materializza nella nostra mente una scaglia del miglior formaggio abbinabile e una fetta trasparente, quasi impalpabile di prosciutto. Se quel vino si dovesse chiamare Malvasia dei Colli di Parma, gli altri prodotti si chiamerebbero Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma. Gli anniversari servono a tirare le somme e fare una valutazione su ciò che è stato fatto, ma è anche vero che per prodotti che abbracciano una tradizione secolare ben radicata nel territorio è più che necessario guardare al futuro per garantirne altrettanta prosperità nel tempo. Quali strumenti utilizzeranno i Consorzi per consolidare il prodotto sui nuovi mercati locali e mondiali? Quanto sarò importante mantenere i contatti con il territorio di appartenenza come asset vincente? Quanto sarà importante il lavoro di squadra con gli altri prodotti, soprattutto con un vino come la Malvasia dei colli di Parma, protagonista del nostro Festival?
Nicola Bertinelli
Il futuro di prodotti come Parmigiano Reggiano si gioca su un equilibrio molto chiaro: innovazione e radicamento. Da un lato dobbiamo continuare a investire nell’apertura di nuovi mercati, nella tutela delle denominazioni, nella promozione internazionale e nella capacità di raccontare ai consumatori il valore autentico di ciò che acquistano. Dall’altro non possiamo mai dimenticare che la nostra forza nasce qui, in un territorio unico, da una filiera fatta di saperi, persone, comunità e tradizioni che non sono replicabili altrove.
Per il Parmigiano Reggiano, in particolare, il legame con la zona di origine non è un elemento accessorio: è il cuore stesso del prodotto. Tutto parte da lì, dalla qualità del latte, dal lavoro quotidiano dei caseifici, dalla cura degli allevatori, da un metodo produttivo rimasto fedele a se stesso nei secoli. È questo che rende la nostra Dop forte e riconoscibile nel mondo.
In questo percorso, il lavoro di squadra con le altre eccellenze del territorio è sempre più importante. Insieme possiamo presentare il nostro territorio come un sistema coerente, autorevole e attrattivo, capace di parlare ai mercati ma anche di generare valore culturale e turistico. La Malvasia dei Colli di Parma, in questo senso, è una compagna naturale: un vino identitario, profondamente legato alla nostra terra, che dialoga perfettamente con Parmigiano Reggiano e con le altre Dop e Igp della nostra area di produzione. Fare squadra significa rafforzare non solo i singoli prodotti, ma l’immagine complessiva di un territorio straordinario.
Alessandro Utini
Per garantire solidità al futuro di un prodotto dalla tradizione millenaria come il Prosciutto di Parma, oltre al consolidamento dei consumi interni, è strategico guardare con decisione ai mercati internazionali. Crescere in questi contesti richiede una comunicazione chiara ed efficace, capace di trasmettere i valori distintivi della nostra DOP: la naturalità, l’assenza di additivi, l’italianità, il rispetto di un sapere antico e di un processo produttivo rigoroso. È proprio attraverso questi tratti identitari che costruiamo riconoscibilità e fiducia nei consumatori.
Una parte fondamentale di questa identità è costituita dal territorio, che non rappresenta semplicemente un luogo di origine, ma è parte integrante del DNA del Prosciutto di Parma. Le condizioni climatiche e il patrimonio di competenze tramandate per generazioni dalle comunità locali rendono, infatti, possibile un prodotto unico, ed è proprio questo legame indissolubile che continueremo a valorizzare con determinazione.
In questo contesto, è importante anche il lavoro di squadra con gli altri prodotti locali. Le eccellenze del nostro territorio contribuiscono a creare una vera sinfonia enogastronomica, dove ogni elemento arricchisce l’altro e costruisce un’esperienza complessiva unica. Tra queste, l’abbinamento tra la Malvasia dei Colli di Parma e il Prosciutto di Parma, insieme a qualche scaglia di Parmigiano Reggiano, rappresenta un momento di aperitivo piacevole e molto apprezzato, capace di raccontare in modo autentico la ricchezza e l’armonia della nostra terra.
In chiusura Giulia Alfieri, Assessore al Turismo di Sala Baganza
Trent’anni di Festival della Malvasia non sono solo un traguardo, ma una promessa rinnovata: quella di continuare a raccontare il territorio attraverso uno dei suoi simboli più identitari. Sala Baganza, con le sue colline, i vigneti e il suo patrimonio storico, si conferma ogni anno un punto di incontro tra tradizione e scoperta, capace di attrarre visitatori sempre più curiosi e consapevoli.
La manifestazione rappresenta un motore fondamentale di valorizzazione turistica. Non è soltanto un evento enogastronomico, ma un’esperienza diffusa che coinvolge il centro storico, le aziende vitivinicole, le realtà culturali e le eccellenze locali. Un’occasione per vivere Sala Baganza in modo autentico, tra degustazioni, musica, incontri e percorsi che intrecciano gusto e cultura.
In questi trent’anni, la Malvasia ha saputo raccontarsi a pubblici diversi, evolvendo senza perdere la propria identità. Oggi rappresenta un richiamo turistico sempre più strategico, in grado di dialogare con le nuove generazioni e con un turismo attento alla qualità e alla sostenibilità.
L’obiettivo è continuare a investire in questa direzione, rafforzando il legame tra evento e territorio e consolidando il Festival come appuntamento imperdibile, capace di valorizzare e promuovere l’anima autentica di Sala Baganza.
Per informazioni e per il programma aggiornato:
Tel. 0521331342-3 - www.festivaldellamalvasia.it